La guerra dei grillini

Grillo e Favia prima dell'eresia.

Grillo e Favia prima dell’eresia.

Quello di grillino è un nome che ha del ridicolo, del canzonatorio, quasi a dire che tanto del Movimento 5 Stelle non ce ne dovrebbe importare. Troppo caotico, troppo banale, anomalo in maniera tale da non poter durare a lungo. Tragico errore. A non cadere mai sono proprio i mediocri, i collusi, i falchi, le ombre che si agitano dietro i manichini del potere. Ed è da questo che ne deriva il rigetto dell’alterità, perché tali carnefici, abituati a rigirare e modellare a propria immagine tutto e tutti, non fanno che aumentare l’immagine di sé, trasfigurandola in quella del proprio popolo, fino a plasmare una humanitas che altro non è che quell’essere medio che, da frequenza attorno alla quale ruota il quieto vivere delle maggioranze, diviene simulacro di perfezione.

L’atto di circuizione simbolica messa in atto da Grillo sugli italiani è sul punto di non ritorno. Il salto di qualità è già in atto, anche se nessuno sembra accorgersene, navigando tra le macerie di un paese a pezzi e i colpi d’artiglieria sul leader del movimento. Mentre si profila per il futuro un aumento delle morti da disperazione e il sistema sanitario procede verso il collasso, ad essere ignorate sono proprio le voci degli attivisti, più indicative in sé di quelle dell’ormai celebre post pubblicato da Grillo sul proprio Blog. La prima epurazione ha avuto avvio e già le voci di protesta sembrano emergere. Sul forum del Movimento 5 Stelle di Roma la discussione si è accesa da 2 giorni e continua, tra chi difende la scelta di Grillo e chi invece la contesta, per i motivi più disparati. Qualcuno fa notare che Favia ha preso 160000 voti, notizia annunciata entusiasticamente da Guastalla 5 Stelle in tempi non sospetti.
La questione sembra non potersi neanche porre: sulla scia dell’ondata di rifiuto dei partiti il Movimento è stato istituito come marchio registrato. Un marchio il cui proprietario può escludere dall’utilizzo chiunque voglia. Anche se entro oggi Favia e Defranceschi -suo collega alla Regione Emilia Romagna- si sarebbero dovuti presentare di fronte ai propri elettori (o concittadini?) per la revisione semestrale e il “voto di fiducia” necessario a continuare la propria attività.

Con una mossa straordinaria Grillo si è così assicurato un controllo psicologico che sfiora il possesso. Nulla di concretamente quantificabile, anche dopo aver visto concretizzarsi l’espulsione di Favia e della Salsi. Il messaggio, forte ed inquietante però resta. Chiunque reputi che Grillo non sia democratico “se ne va dal MoVimento. E se ne andrà dal MoVimento“. La motivazione che sostiene tale gesto non è poi che una sola: “Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni“.

Perché tutto questo dovrebbe contare qualcosa, ce lo spiega Lazio a 5 Stelle, in un comunicato shock diffuso anche nella newsletter del Movimento 5 Stelle di Roma. Il titolo è  indicativo: “Siamo in guerra! E lo siamo veramente“.  L’attacco è di quelli da gelare il sangue:

Questo è quello che dobbiamo capire, è una guerra fatta agli abitanti di questo paese, ai lavoratori tutti, alle mamme, ai papà agli anziani, ai bambini, al futuro che ci prospettano forzatamente, vogliono farci accettare le loro condizioni, di un futuro quanto mai precario, dovremmo sentirci offesi dalla violenza che siamo costretti a subire, pagare molte più tasse di quanto ci venga restituito in servizi, violentati nel sistema pensionistico che stanno distruggendo, violentati nella scuola che stanno demolendo, violentati nella sanità che stanno chiudendo, c’è una classe politica che ha creato disastri, alleata con i poteri forti e criminogeni, coscientemente hanno depauperato il paese speculando anche sulle perdite, questa classe politica non vuole andarsene via.

Dall’altra parte c’è il movimento 5 stelle, una comunità politica in cui tutti possono partecipare, fatta da cittadini che si sono aggregati impegnando il proprio tempo, le proprie competenze, la propria voglia di lavorare sul territorio, per indicare una direzione, e dare l’avvio al cambiamento utilizzando meccanismi di democrazia diretta, senza deleghe, fuori dal disegno predisposto dall’antidemocrazia partitica legata ai comitati di affari responsabili del impoverimento di questo paese.”

E’ una lacerazione sociale annunciata, uno spirito che finisce inevitabilmente per infiammare un immaginario da accerchiamento di cui già avevo chiesto ragione a rappresentanti del Movimento a Roma, ricevendone allora un impressione di normalità che però non possiamo esimerci dal monitorare costantemente. Perché se quel rigonfio “NOI” da guerriglia degli onesti richiama immagini amene quali le lande del Partito dell’Amore ormai speriamo definitivamente decaduto, gli slanci dottrinali e fideistici che sembrano irregimentare le forze del Movimento 5 Stelle fanno pensare a qualcosa di molto, molto diverso. Se i nemici sono dentro le mura, allora è difficile immaginare quale peso saremmo disposti a sopportare pur di liberarcene.

Se si vuole davvero capire il passaggio chiave che sta caratterizzando il Movimento 5 Stelle non si può prescindere dalla discussione sopra citata all’interno del sito del movimento a Roma. L’immagine che ne emerge, pur non esaustiva, ne rivela la natura frammentaria, come poi è carattere dello stesso M5S. Qualche considerazione se ne può comunque evincere. Innanzitutto il carattere della dissidenza.

Favia e Salsi (come altri nell’esperienza del sito) sembrano non aver incontrato nel M5S particolari fenomeni di opposizione. Come sottolineato da più utenti, anzi, la loro figura ha progressivamente acquisito consenso, fino al momento dell’anatema.  A cadere in disgrazia, quindi, sono elementi sostenuti in maniera piuttosto omogenea, anche se non è possibile dare conto di ulteriori dinamiche interne. Centrale però è anche la ragione che tale anatema ha scatenato. Se nel caso della Salsi, la consigliera era andata a ledere uno dei principi fondamentali del Movimento, presentandosi nel programma Ballarò, il capo di imputazione per Favia è il semplice fatto di aver esposto una critica, pur feroce, a Grillo e Casaleggio stessi. Non vengono messi in discussione principi, ma anzi li si difende, attaccando semmai i non-leader, che essendo tali, se ne vedono bene dall’attendere il responso della base del movimento, procedendo direttamente ad una non-espulsione. Quello che ne emerge è l’invito ad un grigio egualitarismo, a tenere la testa bassa, a stare zitti, perché siamo in Democrazia e questo non si discute. Forse, come sottolinea un’attivista, il loro non è dissenso quanto disobbedienza, e ad un padrone non si disobbedisce, figurarsi dissentire. A dissentire semmai sono quegli stessi attivisti che con molto coraggio riportano al centro del dibattito il problema dei diritti e dei principi fondamentali, non riservandosi di definire alcuni atti come “fascisti”, oltre ad invitare Grillo e i propri colleghi che ancora li difendono  di studiarsi la Costituzione.

Non ne escono abbozzati neanche quando si dice loro che la Salsi è una “negativa” (termine fotografico, ma straordinariamente vicino a quello di “soppressivi”, coniato da Scientology), neanche quando ai “dissenzienti” viene richiesto di indicare cosa esattamente facessero prima di aderire al Movimento. Continuano a resistere, nonostante gli inviti ad uscirne fuori, ma quelle voci contano sembre meno, devitalizzate nel sistema simbolico che sta lentamente disarticolando il paese, invece di renderlo più coeso.

L’insieme delle variabili che stanno guidando la transizione ricostruisce un quadro che ancora non possiamo ne dovremmo considerare cristallizzato. Tenuto considerato questo, legare l’esperienza dell’M5S allo stato fascista, come alla Romania di Ceausescu o ad altri regimi del passato è prematuro, ma soprattutto rischia di ingessarne l’evoluzione in definizioni ormai anacronistiche (oltre che storpiate dagli storici sin dall’inizio). Il grillismo è un fenomeno completamente nuovo, e come tale va analizzato con grande attenzione, senza che da questo ne derivi l’assurda linea della “coerenza interna”, che non ha mai caratterizzato alcun partito, ancor più ridicola dopo il 1989 (anno nel quale, per precisione, non è in alcun modo finita l’era delle ideologie). Il Movimento 5 Stelle non può essere in alcun modo coerente, per il modo in cui si sta sviluppando e per l’eterogeneità dei suoi iscritti. Quello che però possiamo facilmente ricavarne è un pauroso silenzio, quello degli onesti, che non sembrano in alcun modo volersi discostare dalla linea intrapresa da Grillo con l’epurazione di questi giorni. Se davvero il movimento intende recarsi alle urne per governare questo paese (come farà se i partiti si ostinano a cercare la grande coalizione), allora saranno questi “onesti cittadini”, che tanto spesso amano riunirsi in lega, a rispondere delle azioni del movimento.

Di brava gente al governo ne abbiamo avuta a sufficienza, ma l’incantesimo dell’imperio che ne è derivato dai buoni governanti da cui hanno così disperatamente tentato di farsi schiacciare e soffocare, ha sempre impedito che i veri colpevoli, i popoli, si facessero carico dei macellai che hanno scelto come propri degni rappresentanti. Dato che il sostegno ai leader dura fino a quando i leader hanno sostegno, stavolta vedremo di vigilare. Sarà almeno il caso di rispondere alla storia per le nostre scelte. Anche qualora non fossimo chiamati per nome.

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